Controversi

Nessuno mi può pubblicare.

keyboard-2308477__340

Nessuno mi può pubblicare

o condividere facilmente come un sorso

di caffè odoroso o un morso di pane.

Nessuno può davvero cliccare fino

in fondo la mia anima pixel

senza sentire un tic nell’osso profondo

rosso il cuore virtuale che espande

oltre i limiti la sua figura.

Nessuno mi può linkare

senza una richiesta carismatica

o insensata la tua vena ironica,

entrare dal tuo al mio in un secondo

pensare le stesse parole di seconda mano

la tua mano rapida più del piede

la tua schiena curva sui miei pochi segreti

spiccioli gettati in rete o nel cappello

dell’informatore approssimato al difetto.

Nessuno mi può citare edita

inedita la mia voce e la bocca

lucida d’olio e di odio trabocca

dalla tastiera allo schermo

il tuo disappunto tragico

per una time-line vuota.

 

Daniela Del Core@2017.

Controversi

Per difetto.

540278_3912689450623_532353039_n.jpg
– foto di Claudia Del Core

Tutto l’universo

di cui non spieghi il senso,

risiede in una formula

semplice,

che sfugge alla mente.

Un numero dietro una pietra

un altro in un bambino,

una cifra tonda nei tuoi occhi

di nocciola,

uno strascico decimale

infinita la mia ombra,

perché a questo mondo

come nell’altro,

mi capitò

di essere un fratto

dentro,

un irrisolto

non arrotondato.

 

Di qui

il mio malessere quotidiano.

 

Daniela Del Core@2016

I grandi poeti viventi

Hans Magnus Enzensberger, poeta tedesco.

Chiosco.

È vietato dar fuoco a persone.
È vietato dar fuoco a persone
che siano in possesso di un permesso
di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone
che si attengano alle disposizioni
di legge e siano in possesso
di un permesso di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone
che col loro comportamento
non ne abbiano offerto motivo.
È disdicevole.
È inconsueto.
Non dovrebbe diventare una regola».

Hans Magnus Enzensberger, classe 1929, nato a Kaufbeuren, è uno scrittore, poeta e traduttore tedesco. Ha scritto anche sotto lo pseudonimo di Andreas Thalmayr e Linda Quilt. Attualmente vive a Monaco. Prevalentemente poeta e saggista, ha realizzato anche opere teatrali, cinematografiche, radiodrammi, reportage, traduzioni, romanzi e libri per bambini.

Dal registro ironico e sarcastico, dalla poesia asciutta e concreta, non possiamo lamentarci, affronta nelle sue opere, tematiche sociali ed economiche come in Classe Media Blues, in cui è rappresentato un mondo che dovrebbe rassicurarci con i suoi ritmi precisi, con la fame sempre appagata, con l’autobus che non salta una corsa, eppure è strano come non abbiamo nulla da dire, con lo stomaco pieno, fagocitato anche il passato e il prodotto sociale, con i morti che hanno fatto il loro testamento, l’ultimo verso vorrebbe quasi schiaffeggiarci da questa accidia incolore: Cosa stiamo aspettando?

CLASSE MEDIA BLUES

Non possiamo lamentarci.
Abbiamo da fare.
Siamo sazi.
Mangiamo.

Cresce l’erba,
il prodotto sociale,
l’unghia delle dita,
il passato.

Le strade sono vuote.
Le chiusure sono perfette.
Le sirene tacciono.
Questo passa.

I morti hanno fatto il loro testamento.
La pioggia è cessata.
La guerra non è stata dichiarata.
Questo non è urgente.

Noi mangiamo l’erba.
Noi mangiamo il prodotto sociale.
Noi mangiamo le unghie.
Noi mangiamo il passato.

Non abbiamo nulla da nascondere.
Non abbiamo nulla da perdere.
Non abbiamo nulla da dire.
Abbiamo.

L’orologio è caricato.
La vita è regolata.
I piatti sono lavati.
L’ultimo autobus sta passando.

È vuoto.

Non possiamo lamentarci.

Cosa aspettiamo ancora?


Enzensberger sei quasi divertente, cantavano i Pink floyd, se non fossi così spietato, così caustico come In memoriam, dove soltanto un poeta del suo calibro può spicciarsela in due parole, anche a proposito degli anni Settanta. E in fondo cosa ci sarebbe da aggiungere al già detto? Vi era stata una miracolosa moltiplicazione dei pani, parecchi riuscirono a ingozzarsi sino a non lasciarne più per i posteri, turchi e disoccupati. Monta una rabbia quasi invidiosa, e nella chiusa la parola indulgenza diventa quasi beffarda.

In memoriam

Dunque, per quanto concerne gli anni Settanta
me la sbrigo in due parole.
Il servizio informazioni dava sempre occupato.
La miracolosa moltiplicazione dei pani
si limitò a Dusseldorf e dintorni.
La notizia spaventosa corse su nastro,
venne registrata e archiviata.

Senza opporre resistenza, tutto sommato,
gli anni Settanta si sono ingozzati
e gli è andata di traverso,
nessuna garanzia per i posteri,
turchi e disoccupati.
Che qualcuno li ricordi con indulgenza,
sarebbe pretendere troppo.

Ne La fine del Titanic, il tema sociale, la lotta di classe, l’immobilismo degli svantaggiati, la cieca rassegnazione della propria condizione come fosse innata e preordinata da un Dio feudale, viene messa in scena su un palcoscenico singolare. Bloccati sottocoperta, ci sono gli immigranti di Svezia, Inghilterra, Finlandia, Italia, Bulgaria, Belgio, Francia, Libano e Siria. Qualcuno da Hong Kong. Da un lato, un uomo in giacca, uno di voi, che prenda la parola e si para dinanzi alla folla in ascolto, cerca di spronarla, di spingerla all’azione, fa leva sul sangue dei figli, urla che il momento è finalmente giunto per riscattarsi dall’oblio, dall’altro una folla che non capisce quelle parole, troppo erosa da paure e speranze diverse dalla sua. Finché non affondarono rispettosamente.

Canto Quinto

(da La Fine del Titanic, 1978)

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare? Adesso
è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.

Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
(non parlava lituano);
non perché fossero ubriachi
(le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate);
non perché avessero fame
(avevano anche fame):

non era per via di tutto ciò. Non era
così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.


L’altro

Uno ride
si interessa
ha il mio viso con pelle e capelli sotto il cielo
lascia rotolare parole dalla mia bocca
uno che ha denaro e paura e un passaporto
uno che litiga e ama
uno si diverte
uno si dimena

ma non io
io sono l’altro
che non ride
che non ha viso sotto il cielo
e alcuna parola nella sua bocca
ed è sconosciuto a sé e a me
non io; l’altro; sempre l’altro
che non vince e non è vinto
che non si interessa
che non si muove

l’altro
che è indifferente a se stesso
del quale io non so niente
del quale nessuno sa chi è
che non mi muove
questo io sono.

(1964)


In Difesa dei lupi, è completamente capovolta la parabola cristiana delle pecore, animali non mansueti ma stupidi come cornacchie. Il gregge ammansito che vuole essere sbranato, che lo merita, perché un lupo non può di certo da sé cavarsi i denti, viene invitato alla riflessione, all’imitazione dello spirito fraterno che regna nei branchi di lupi. Quella stessa fraternità di cui sembrano prive le pecore, gettate sul pigro letto dell’ubbidienza, che li conduce al macello, alla morte certa. Voi non lo mutate il mondo è la condanna senza remissione di peccato.

Difesa dei lupi.

Deve mangiare viole del pensiero, l’avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? E dal lupo?

Deve da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?
Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni?

Chi trancia il cappone all’usuraio?

Chi fieramente si appende la croce di latta
sull’ombelico brontolante?

Chi intasca la mancia, la moneta d’argento,

l’obolo del silenzio? Sono molti
i derubati, pochi i ladri;

Chi li applaude allora,

Chi li decora e distingue,

Chi è avido di menzogna?
Nello specchio guardatevi: vigliacchi,
Che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l’anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.
Pecore, a voi sorelle

son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi fraternità.

Vanno essi in branchi.
Siano lodati i banditi. Alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto dell’ubbidienza.

Tra  i guaiti ancora mentite.

Sbranati volete essere.

Voi non lo mutate il mondo.

 

Enzensberger è il poeta rivoltoso che si scaglia contro un mondo assurdo, ingiusto e inspiegabile. Una poesia di concetto la sua, nata nel post-guerra, negli anni successivi al Nazismo, e nella ricostruzione difficile della Germania, di contro alla poesia naturalistica tedesca che descriveva la natura come alta, protettrice  e sacra. La poesia di Enzensberger vive di questo disincanto.

 

Per approfondimenti, leggi qui e qui.

Eventi dal vivo

Stasera a Matera volano Le gazze.

Schermata 2016-06-06 a 19.53.07

Stasera alle 20.30 Le gazze disattente, antologia poetica a cura di Francesco Paolo del Re per la Secop edizioni, volano nella splendida città di Matera.

La Puglia, l’impegno civile, dodici poeti nei Sassi di Matera.
Appuntamento sabato 9 luglio 2016 alle ore 20.30 al Csoa Fucine dell’Eco (piazza Garibaldi, Sasso Barisano).

Ideato e curato da Francesco Paolo Del Re, il libro raccoglie le poesie di Andrea Bitonto , Antonio Bux, Antonella Chionna,Daniela Del Core, Daniele Di Maglie, Andrea Donaera, Maurizio Evangelista, Donatella Gasparro, Mariaenrica GiannuzziLuciana Manco, Pippo Marzulli e Giuseppe Semeraro.
Saranno presenti il curatore del volume e alcuni dei poeti tra cui la sottoscritta.

 

A seguire, le Brigate Poeti Rivoluzionari presenteranno il concerto poetico Territorial Pissing, con Pippo Marzulli (testi&voce) e Dario Nitti (batteria).

A presto.

 

 

Controversi

I tormenti dell’agnostico.

Come faremo a sopravvivere al vento di bonaccia?

 

che ci faccio in questo mondo

 

All’onda lunga che ci scompiglia la pancia e

la testa malata vuota e piena come una brocca,

come faremo a sopravvivere alla morte che avanza?

ogni giorno più vicina, ci allontana dal punto di nascita.

 

ci faccio quel che posso

 

Come faremo a sopravvivere al dolore che annebbia

alla lama arroventata

a vivere fino a quando ci capita,

che non ci caschi il cielo sulla spalla

come faremo a sopravvivere alla vecchiaia?

 

quando non ne posso più

 

Come faremo a saltare in aria con il sorriso sulla faccia

a chiudere gli occhi in devota assoluzione

a ringraziare un qualche Signore?

 

piglio le gambe e mi butto giù.

 

Come faremo a sopravvivere al vento di bonaccia?

 

Daniela Del Core@2016.